Installation views

Images

Press release

MARCO BASTA
Green, Blue and You

31 March - 7 May 2016

Green, Blue and You expands on the themes already explored by Marco Basta (*1985 Milan) in the previous exhibition Rainy Days, presented in 2012 in the spaces of the gallery in Milan.

The Green and Blue mentioned in the title are the main tones of the works in the show, but also refer to different moods, ranging from great serenity to melancholy. Here we can already glimpse the ambiguity that lies behind Basta’s poetics: a title that offers a possible key of interpretation, but at the same time opens the way to other directions and readings.
Delving deeper into the works on show, one of the artist’s leitmotifs is the image of a vase: an archaic, real but also always symbolic element, the mythological vessel of Pandora with hope hidden in its depths. The form of the vase is determined by empty space, and as Alessandro Mendini puts it, “drawing a vase is like drawing a thought.” The fact that the void determines its shape, perfectly reflects the work of Marco Basta, in which there is a subtle shift between what is seen and what exists, where the perception moves from outside to inside, from visible to invisible.
Vases are seen in the show both in pictorial form, where a slender graphic line indicates their elegant profile, and sculptural form, like the vase-column Genova. The latter is a reminder of medieval phytomorphic spiral columns, where nature – another constant in Basta’s research – manifests itself in an abstract form.
Abstraction also comes into play in the large glazed ceramic sheets, where the random arrangement of the colored pigments can be seen as a landscape: Mississippi is a large blue abstraction that speaks of the delta of a river, or the memory of an atoll seen from above, with its shadings and variations, from the depth of the sea to the translucent surface of the water.
The show is completed by a neon work, with more urban implications, but that, with its circular structure, evokes an embroidery made with the age-old bobbin lace technique, in which a continuous line gives rise to a design: an attempt to grant form to the void, just as in the vases.
The circle closes, leaving a constellation of hypotheses, memories and allusions, sometimes clarified by the titles of the works, sometimes left suspended in a rarified, silent atmosphere.

Marco Basta, in 2015, won the residency of the Fondazione per l’Arte of Rome, and took part in the exhibition Wholetrain curated by Daniela Bigi. His work was included in 2014 in the group show The Remains of the Day curated by Rita Selvaggio at Casa Masaccio in San Giovanni Valdarno; in 2012 at Gasconade and the Galleria d’Arte Moderna of Milan, in the group show Fuoriclasse curated by Luca Cerizza; and in 2011 in the exhibition Vedere un oggetto, vedere la luce at Palazzo Re Rebaudengo in Guarene d’Alba.

MARCO BASTA
Green, Blue and You

31 marzo - 7 maggio 2016

Green, Blue and You amplifica le tematiche già indagate da Marco Basta (*1985 Milano) nella precedente mostra Rainy Days, presentata nel 2012 negli spazi della galleria di Milano.

Il verde e il blu, citati nel titolo, oltre ad essere i colori predominanti fra le opere esposte, fanno riferimento a diversi stati d’animo, che spaziano dalla grande serenità alla malinconia. Già in questo si sente l’ambiguità che sta alla base della poetica di Basta: un titolo che ci offre una possibile chiave di lettura, ma che al contempo apre una via verso altre direzioni e interpretazioni.
Entrando più nel dettaglio dei lavori presentati, fra i leitmotiv dell’artista vi è l’immagine del vaso: elemento arcaico, reale ma sempre simbolico, mitologico contenitore di Pandora che nel fondo nascondeva la speranza. La forma del vaso è determinata dal vuoto e, come dice Alessandro Mendini, “disegnare un vaso vuol dire disegnare un pensiero”. Il fatto che sia il vuoto a determinarne la forma, rispecchia perfettamente l’opera di Marco Basta in cui vi è un sottile scarto fra quello che si vede e quello che è, dove la percezione si sposta dall’esterno all’interno, dal visibile all’invisibile.
I vasi sono presenti in mostra sia in forma pittorica, dove una sottile linea grafica descrive l’elegante sagoma del vaso, che scultorea, come il vaso-colonna Genova. Quest’ultimo rimanda alle colonne tortili fitomorfe medievali, dove la natura, altro elemento costante della ricerca di Basta, si manifesta sotto una forma astratta.
Si parla di astrazione anche nelle grandi lastre di ceramica smaltate, dove la distribuzione casuale dei pigmenti di colore può essere vista come un paesaggio: Mississippi è una grande astrazione blu, che parla del delta di un fiume e del ricordo di un atollo visto dall’alto con le sue sfumature e variazioni, dal profondo del fondale alla superficie traslucida delle acque.
Chiude la mostra un neon, che se da una parte rimanda al paesaggio urbano, dall’altro con la sua struttura circolare evoca i ricami eseguiti con l’antica tecnica del tombolo, nei quali una linea continua dà vita ad un disegno: un tentativo di dare una forma al vuoto, esattamente come nei vasi.
Il cerchio si chiude lasciando una costellazione di ipotesi, ricordi e allusioni, a volte chiarite dai titoli delle opere, a volte lasciati sospesi in un'atmosfera rarefatta e silenziosa.

Marco Basta nel 2015 è stato selezionato per la residenza della Fondazione per l’Arte di Roma e ha partecipato alla mostra Wholetrain a cura di Daniela Bigi. Nel 2014 ha esposto nella collettiva The remains of the day curata da Rita Selvaggio alla Casa Masaccio a San Giovanni Valdarno, nel 2012 da Gasconade ed alla Galleria d’Arte Moderna di Milano nella collettiva Fuoriclasse curata da Luca Cerizza e nel 2011 nella mostra Vedere un oggetto, vedere la luce a Palazzo Re Rebaudengo a Guarene d’Alba.

Texts

Marco Basta