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LUCIO FONTANA | CAROLINE ACHAINTRE | IVAN SEAL
A conversation about ceramics

The exhibition triggers a dialogue between ceramics by Lucio Fontana and the works by two contemporary artists, who with different media show how this ancient material has become a surprising vehicle for new experimentation.

According to the Bible, God used clay to create Man in his image and likeness. In Jewish mythology, Man in turn shaped the Golem, to whom he managed to give the breath of life, but not a character of his own, since he lived only to follow the orders of his maker: a powerful metaphor for the possibilities of this primordial substance.
Clay and then terracotta, composed by the primal elements earth, water and fire, and easily shaped, is, in this sense, the most ancient art material in history. It was used since prehistoric times in every corner of the planet: traces of Japanese pottery date back to at least one millennium before the Christian era; the Greeks produced and spread it intensely from the 6th century BC, and before them the Assyro-Babylonians, the ancient Egyptians, the Etruscans. Often used in the field of applied and decorative arts, it became porcelain in China already in the 8th century AD, and then in Europe after the alchemical studies only in the 17th century. Porcelain was used to create vases and all kinds of small collectible figurines, becoming a kind of “mirror of the world” of the Baroque era.

In the 20th century Lucio Fontana (1899 Rosario, Argentina – 1968 Comabbio) made clay into something completely new: he created figures in which the marks of his fingers remain visible. The results are shapes where the contours seem to be in perpetual motion. Starting in the 1930s, he gave new life to ceramics in a creative vortex that pushed the material beyond figuration, achieving what critics would hail as an important harbinger of the “informal” approach of the years to follow. The forms are joined by the luminous, iridescent colors of the rich glazes and metallic highlights that induced commentators to talk about sculptures that incorporate painting.
The works in the exhibition follow a chronological line that illustrates how the “Baroque” period by Fontana was a prelude to the spatialist spirit that informed his works in the 1950s: a path that from a “Winged Victory” from 1937 leads to a “Spatial Concept” in ceramic dated 1963.

Caroline Achaintre (*1969 Toulouse, lives in London) creates ceramics, tapestries and drawings hovering between abstraction and figuration, the anthropomorphic and the totemic. An oval form with two holes evokes a mask or a face with a specific character. Her ceramics are often composed of thin, apparently soft and supple layers, with shiny and at times etched surfaces – abstract, but suggesting characters, limbs or other parts of the body. Sensitive to the imagery and formal languages of the post-modern contemporary society, Achaintre’s works mix modernist taste with the primitive, the exotic with artisanal practice, fetishism with folk traditions, the carnivalesque with symbolic ritual. The objects, combined in a disorienting and complex layering of references, stimuli and languages, create an unusual dialectic between identity and otherness.

In the paintings by Ivan Seal (*1973 Stockport UK, lives in Berlin) the pictorial matter condenses into forms that look abstract at first glance, but also seem to have a three dimensional presence in space, from which ceramic or porcelain shapes and figures seem to emerge. It is as if the entire representation of the world could pass through this other artistic form. His painting creates ceramics almost spontaneously, taken from the memories and imagination of the artist, as in the playful and aleatory practice of musical improvisation. In certain paintings the brushstrokes generate an extraordinary sense of movement, while in others they create a sculptural effect, offering glimpses of luminous reflections in the vitreous glaze of the porcelain.

LUCIO FONTANA | CAROLINE ACHAINTRE | IVAN SEAL
A conversation about ceramics

La mostra mette in dialogo alcune ceramiche di Lucio Fontana con le opere di due giovani artisti contemporanei che, attraverso tecniche differenti, mostrano come oggi questo materiale antico sia diventato un sorprendente veicolo di nuove sperimentazioni.

Secondo la Bibbia, Dio utilizzò l’argilla per creare l’Uomo a sua immagine e somiglianza. Nella mitologia ebraica, a sua volta l’Uomo plasmò Golem, che gli assomiglia ed al quale riesce a dare il soffio della vita, ma che non avrà mai un carattere proprio, eseguendo solo gli ordini del suo creatore: una potente metafora sulle possibilità di questa sostanza primordiale.
L’argilla e poi la terra cotta - composta dagli elementi terra, acqua e fuoco, e facilmente plasmabile - è in questo senso il materiale artistico più antico del mondo. Viene usata sin dalla preistoria in ogni angolo del pianeta: tracce  di manufatti Giapponesi datano almeno un millennio prima dell’era cristiana, i Greci la producono e diffondono intensamente dal  VI secolo aC, e prima di loro gli Assiro Babilonesi, gli antichi Egizi, gli Etruschi… Spesso utilizzata nel campo delle arti popolari, applicate e decorative, diventa porcellana in Cina già dall’VIII secolo dC, in Europa solo in seguito a studi alchemici dal XVII secolo: e proprio la porcellana viene impiegata per creare vasi  e una miriade di piccole figure da collezione, diventando un vero “specchio del mondo” dell’epoca barocca.

Nel XX° secolo Lucio Fontana (1899 Rosario, Argentina – 1968 Comabbio) ne fa qualcosa di completamente nuovo: crea figure in cui le impronte della sue dita rimangono visibili. Il risultato sono forme i cui contorni sembrano essere in movimento perpetuo - come gli atomi che compongono la materia.
Dagli Anni Trenta infonde nuova vita alla ceramica in un vortice creativo che trascina la materia a superare la figurazione, raggiungendo quello che la critica vede come un’importante anticipazione del clima “informe” degli anni successivi. Alla forma si aggiungono i colori luminosi e cangianti delle ricche invetriature e i guizzi metallici che inducono la critica a scrivere di sculture che inglobano e comprendono la pittura. Nella mostra le opere seguono un percorso cronologico che illustra come il periodo “barocco” di Fontana, sincretismo di figurativo e astratto, sia stato un preludio dello spirito spazialista che caratterizzerà le sue opere dagli anni ’50: un tracciato che dalla “Vittoria Alata” del 1937 porta fino a un “Concetto Spaziale” in ceramica del 1963.

Caroline Achaintre (*1969 Toulouse, vive a Londra) crea ceramiche, arazzi e disegni che si collocano liberamente tra astrazione e figurazione, tra l’antropomorfo ed il totemico. Una forma ovale con due fori circolari basta per richiamare una maschera o gli occhi di un viso con un carattere specifico. Le sue ceramiche sono spesso composte da strati sottili, apparentemente morbidi e flessuosi, con superfici lucide e talvolta incise; astratte, ma evocative di personaggi, oppure di arti o altre parti del corpo. Sensibile all'iconografia e ai linguaggi formali della società postmoderna e contemporanea, le opere di Achaintre mescolano il gusto modernista e il primitivo, l'esotico e la pratica artigianale, il feticismo e la tradizione popolare, il carnevalesco ed il simbolico rituale. Gli oggetti, combinati in una spaesante e complessa stratificazione di rimandi, spunti e linguaggi, creano un'inedita dialettica tra identità ed alterità.

Nei dipinti di Ivan Seal (*1973 Stockport UK, vive a Berlino) la materia pittorica si condensa in segni a prima vista astratti, dai quali emergono forme o figure in ceramica o in porcellana. E’ come se tutta la rappresentazione del mondo passasse attraverso quest’altra forma artistica. La sua pittura crea ceramiche quasi spontaneamente, provenienti dai ricordi e dall’immaginazione dell’artista, come nel processo giocoso e aleatorio di un’improvvisazione musicale. In alcuni dipinti le pennellate generano uno straordinario senso di movimento, mentre in altri creano un effetto scultoreo, in cui si intravedono i riflessi luminosi delle smaltature vetrose della porcellana

Texts

Caroline Achaintre

Lucio Fontana

Ivan Seal