CLAUDIA LOSIAs Hands Remember

July 25 - December 12, 2020

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CLAUDIA LOSIAs hands remember25 July – 12 December 2020 The exhibition by Claudia Losi speaks of departures and destinations, of passages on the earth: an imaginary and imagined pilgrimage between the history of humankind and the personal concerns of the artist. To restore a connection with the earth, in this very fragile ecosystem, suggests a different idea of identity that stems from feeling a bond with other life forms. Losi’s works are musings on origins and cyclical transformation in nature, "solidifications" of moments of life between permanence and impermanence, which reveal themselves to the eyes of the visitor in silent transit through small stations, where it is possible to linger and ponder. The materials used by the artist for her works are bearers of an ancient, patient handiwork: iron, bronze, wood, silk, ceramics. The forms come together and overlap to bear witness to the constant process of evolution that rules in nature: the Sfere (Spheres) in wood release boughs and limbs in an eternal dance, as happens with the forms of animals in the hollows of the vases of Gesti Dentro (Inner Gestures). An invitation to consider a state of "naturalness" in which living beings have no barriers of species. Her works are choral and personal geographies in which an “ecological action” leads to the rebirth of what has been lived, or also simply imagined: the Lingue foglia (Leaf Tongues) bring out collective stories of humankind, presenting themselves as little theaters with scenes of travel and hunting, in which the protagonist is the mutual relationship between human and animal. The eye (represented) and the gaze (evoked and suggested by spirals and circles) are recurring subjects in the artist’s practice. Poli Antarctici (Antarctic Poles), a large embroidery produced through patient group effort, links back to the idea of a large aquatic iris. In Gesti Dentro the collapsing of vases onto one another suggests the figure of a whirlpool, while the background incorporates deep blue glazes that remind us of the waves of the sea. Here again, the eye is engraved on the sandstone sphere placed in a fishing net (Pietraocchio) and the embroidery with horsehair of the planet Earth (Sferamondo), taken from an illustration by Athanasius Kircher, amplifies the connection between macrocosm and microcosm: everything is recalled and rejoins in a sort of Panic energy in which we feel we are engaged, to look inward and to look more closely. In the end, there is the need for protection that has accompanied human history from its origins: Asking Shelter, the impossible house-refuges, but also the crowns of thorns (Le sue mani insegnarono pazienza / The hands taught patience) and the series of small Amuleti (Amulets), shaped over the last three months of isolation day after day, are artifacts that act as good omens, keepers of positive energy. There is beauty in survival and fertility in hope. You must change your disposition, not your sky (animum debes mutare, non caelum), Seneca wrote to Lucilius.– Marina DacciClaudia Losi was born in 1971 in Piacenza, where she lives and works. Recent solo exhibitions include MAMbo, Bologna, 2020; Ikon Gallery, Birmingham, 2019 and Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2016. She has also shown work at La Maréchalerie, Versailles; the MAXXI Museum, Rome; MAGASIN, Grenoble; Royal Academy, London. In 2008 she had a solo show at Museo Marino Marini, Florence, and at the Stenersen Museum, Oslo. In 2007 she took part in the Sharjah Biennial 8, United Arab Emirates, and in 2016 at the Hangzhou Triennial of Fiber Art, China. From 2004 to 2011 she developed the Balena Project: the mythical account of a fin whale made in actual size in fabric, which traveled the world involving people and imaginaries at each passage. The project will be narrated in a special publication titled The Whale Theory, programmed for the start of 2021.

CLAUDIA LOSICome le mani ricordano25 luglio – 12 dicembre 2020 La mostra di Claudia Losi parla di partenze e approdi, di transiti sulla terra: un pellegrinaggio immaginario e immaginato tra la storia dell'uomo e le vicende intime dell'artista. Ristabilire un legame con la terra, in questo ecosistema così fragile, suggerisce una differente idea di identità che origina dal sentirsi legati alle altre forme di vita. Le sue opere sono affabulazioni sull'origine e sulla trasformazione ciclica in natura, "solidificazioni" di momenti di vita tra permanenza e impermanenza che si svelano agli occhi del visitatore in passeggiata silenziosa fra le piccole stazioni dove è possibile soffermarsi e riflettere. I materiali usati dall’artista per i suoi lavori sono portatori di una manualità antica e paziente: il ferro, il bronzo, il legno, la seta, la ceramica. Le forme si congiungono e si sovrappongono a testimoniare il costante processo evolutivo che regna in natura: le Sfere in legno rilasciano fronde e arti in una eterna danza, così come avviene per le forme degli animali nelle cavità dei vasi di Gesti Dentro. Un invito a considerare uno stato di "naturalezza" in cui gli esseri viventi non hanno barriere di specie. Le sue opere sono geografie corali e personali in cui un "fare ecologico" fa rinascere ciò che è stato vissuto o anche solo immaginato: le Lingue foglia, emersioni di storie collettive dell'uomo si presentano come piccoli teatri con scene di viaggio e di caccia in cui protagonista è la mutua relazione tra uomo e animale. L’occhio (rappresentato) e lo sguardo (evocato e suggerito da spirali e cerchi) è un soggetto ricorrente nella pratica dell’artista. Poli Antarctici, un grande ricamo frutto di un paziente lavoro collettivo, rimanda all’idea di una grande iride acquatica. In Gesti Dentro, il collassare dei vasi l’uno sull’altro richiama la figura di un gorgo, mentre il fondo accoglie smalti color blu profondo che ricordano le onde del mare. Di nuovo l'occhio è inciso sulla sfera di arenaria depositata in una rete da pesca (Pietraocchio) e il ricamo con crini di cavallo del pianeta Terra (Sferamondo), tratto da una illustrazione di Athanasius Kircher, amplifica la connessione fra macrocosmo e microcosmo: tutto si richiama e si ricongiunge in una sorta di energia panica in cui sentirsi inscritti per guardare dentro e guardare meglio. E infine il bisogno di protezione, che accompagna la storia umana dalle sue origini: Asking Shelter, le impossibili case-rifugio, ma anche le corone di spine (Le sue mani insegnarono pazienza) e la serie di piccoli Amuleti, modellati negli ultimi tre mesi d'isolamento giorno dopo giorno, sono artefatti di buon auspicio, custodi di energia buona. C'è bellezza nella sopravvivenza e fertilità nella speranza. Devi mutare l'abito non i luoghi (animum non coelum mutare debes) scriveva Seneca a Lucilio.– Marina Dacci Claudia Losi è nata nel 1971 a Piacenza, dove vive e lavora. Tra le recenti mostre personali figurano MAMbo, Bologna, 2020; Ikon Gallery, Birmingham, 2019 e Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2016. Ha esposto inoltre al La Maréchalerie, Versailles; al Museo MAXXI, Roma; al MAGASIN, Grenoble; alla Royal Academy, Londra. Nel 2008 ha avuto mostre personali al Museo Marino Marini, Firenze e allo Stenersen Museum, Oslo. Nel 2007 ha partecipato alla Sharjah Biennial 8, Emirati Arabi Uniti e nel 2016 alla Hangzhou Triennial of Fiber Art, China. Dal 2004 al 2011 ha sviluppato il progetto Balena Project: il racconto mitico di una balenottera comune realizzata in stoffa di dimensioni reali, che ha viaggiato per il mondo coinvolgendo persone e immaginari ad ogni suo passaggio e che verrà narrato in una pubblicazione speciale, dal titolo The Whale Theory, prevista per l'inzio del 2021.  CLAUDIA LOSIWas Hände wissen25. Juli – 12. Dezember 2020 Die Ausstellung von Claudia Losi erzählt von Aufbrüchen und Ankünften, von zurückgelegtem Weg auf der Erde: eine imaginäre und imaginierte Reise zur Beziehung zwischen Mensch und Natur im Allgemeinen und im Persönlichen. Die Wiederherstellung von Erdverbundenheit, in diesem äusserst fragilen Ökosystem, spricht für einen ungewohnten Identitätsbegriff, der einem Gefühl der Verbundenheit mit anderen Lebewesen entspringt. Losis Arbeiten sind Erzählungen zu Ursprüngen und zyklischen Veränderungen in der Natur, «Kristallisierungen» von Lebensmomenten zwischen Beständigkeit und Vergänglichkeit, die sich dem Auge des Betrachters im stillen Durchgang offenbaren, und Gelegenheit zum Verweilen und Nachdenken bieten. Die von der Künstlerin verwendeten Materialien künden von geduldiger, langsamer Handarbeit: Eisen, Bronze, Holz, Seide, Keramik. Die Formen verbinden und überlagern sich; sie zeugen vom kontinuierlichen Entwicklungsprozess, der in der Natur herrscht: die Sfere (Sphären) aus Holz geben Äste und Zweige zu einem ewigen Tanz frei, und genauso dynamisch verhalten sich die Tierformen in den Hohlräumen der Vasen in Gesti Dentro (Innere Gesten). Sie laden dazu ein, sich eine Form von «Natürlichkeit» vorzustellen, in der die Lebewesen nicht nach Arten unterteilt sind. Ihre Werke sind chorale und persönliche Geografien, in denen ein «ökologisches Handeln» zur Wiedergeburt des Gelebten oder auch nur Imaginierten führt: die Lingue foglia (Blattzungen) bringen kollektive Geschichten der Menschheit ans Licht, es sind kleine Theaterstücke mit Reise- und Jagdszenen, in denen die wechselseitige Beziehung zwischen Mensch und Tier die Hauptrolle spielt. Das (dargestellte) Auge und der (durch Spiralen und Kreise angedeutete und beschworene) Blick sind häufig wiederkehrende Motive in Claudia Losis Schaffen. Poli Antarctici (Antarktische Pole), eine grosse, in geduldiger Teamarbeit gefertigte Stickerei, geht auf die Vorstellung einer grossen Wasserlilie zurück. In Gesti Dentro erinnern die aufeinander und in sich kollabierenden Vasen an Wasserstrudel, während die teils tiefblauen Glasuren im Inneren an Meereswellen denken lassen. Am Ende finden wir das Schutzbedürfnis, das die Menschheitsgeschichte von Anfang an begleitet hat: Asking Shelter (Um Schutz bitten) sind unmöglichen Behausungen aus Rosenzweigen, aber auch die Dornenkronen (Le sue mani insegnarono pazienza / Seine Hände lehrten Geduld) und die Serie der in den letzten drei Monaten der Isolation Tag für Tag geschaffenen kleinen Amuleti (Amulette) sind Skulpturen, die als gute Omen und Träger positiver Energie fungieren. Im Überleben liegt Schönheit, und Hoffnung ist fruchtbar. Du musst deine Einstellung ändern, nicht den Himmel (animum debes mutare, non caelum), schrieb Seneca an Lucilius.– Marina DacciClaudia Losi ist 1971 in Piacenza geboren, wo sie lebt und arbeitet. Ausgestellt hat sie u.a. im MAMbo, Bologna, 2020, in der Ikon Gallery, Birmingham, 2019, Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2016, im MAXXI in Rom; MAGASIN, Grenoble; in der Royal Academy, London; Museo Marino Marini, Florenz und im Stenersen Museum, Oslo. 2007 nahm sie an der Sharjah Biennial und 2016 an der Hangzhou Triennial teil. Von 2004 bis 2011 entwickelte sie das «Balena Project» in dem sie einen Wahlfisch in Originalgrösse aus Stoff zusammennähte, der dann an verschiedenen Orten auf der Welt gezeigt und zuletzt in einer Performance auch wieder auseinander genommen und zu Jacken verarbeitet wurde. Das Projekt wird in einem Buch mit dem Titel The Whale Theory (Die Waltheorie) dokumentiert, das voraussichtlich Anfang 2021 erscheinen wird.